Adalat*50cpr Riv 20mg R.M. COMPRESSE RIVESTITE
Principio attivo:
NIFEDIPINA
Forma:
COMPRESSE RIVESTITE
Fornitore:
BAYER SPA *
Conservazione:
AL RIPARO DALLA LUCE
Degrassi:
SPECIALITA' MEDICINALI CON PRESCRIZIONE MEDICA
Categoria merceologica:
FARMACO ETICO
Foglietto illustrativo Adalat*50cpr Riv 20mg R.M.
Il e la relativa posologia di questo prodotto sono indicazioni generali, soggette a cambiamenti.
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DENOMINAZIONE
ADALAT 20 MG COMPRESSE A RILASCIO MODIFICATO
CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA
Calcio-antagonisti selettivi con prevalente effetto vascolare.
PRINCIPI ATTIVI
Nifedipina 20 mg.
ECCIPIENTI
Cellulosa microcristallina, amido di mais, lattosio monoidrato, polisorbato 80, magnesio stearato, ipromellosa, macrogol 4000, titanio diossido, ferro ossido rosso.
INDICAZIONI
Trattamento dell' angina pectoris: angina pectoris cronica stabile (angina da sforzo); trattamento dell' ipertensione arteriosa.
CONTROINDICAZIONI/EFF.SECONDAR
Ipersensibilita' al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti; gravidanza accertata (fino alla ventesima settimana) o presunta edurante l'allattamento; shock cardiovascolare; terapia concomitante con rifampicina, in quanto l'induzione enzimatica non consente di ottenere livelli plasmatici efficaci di nifedipina.
POSOLOGIA
Solo per uso orale. Il trattamento va possibilmente adattato alle necessita' individuali in funzione della gravita' della malattia e della risposta del paziente. In ogni caso, in rapporto al quadro clinico, ladose deve essere raggiunta gradualmente. In caso di angina pectoris -angina pectoris cronica stabile (angina da sforzo): 1 cpr 2 volte al di'. In alcuni casi puo' risultare opportuno incrementare la dose finoad un massimo di 60 mg al di'. Qualora in pazienti affetti da angina pectoris non si ottenga un sufficiente risultato terapeutico dopo circa14 giorni di trattamento, si consiglia di passare ad una formulazionea rilascio immediato (capsule 10 mg). In caso di ipertensione arteriosa: 1 cpr 2 volte al di'. In alcuni casi puo' risultare opportuno incrementare la dose fino ad un massimo di 60 mg al di'. In caso di somministrazione contemporanea di inibitori o induttori del CYP 3A4, puo' essere necessario adattare il dosaggio della nifedipina o addirittura evitarne l'uso. Le compresse vanno deglutite intere, con poco liquido, indipendentemente dall'orario dei pasti. E' da evitare l'assunzione disucco di pompelmo. L'intervallo di tempo fra due assunzioni di compresse e' di circa 12 ore e non dovrebbe essere inferiore a 4 ore. Le compresse non devono essere masticate ne' spezzate. Per la pronunciata attivita' antiischemica ed antiipertensiva, il medicinale dovrebbe esseresospeso gradualmente, in particolare quando vengano impiegati dosaggielevati. La sicurezza ed efficacia del farmaco al di sotto dei 18 anni di eta' non e' stata dimostrata. Poiche' la farmacocinetica della nifedipina e' modificata nei soggetti anziani, possono essere necessariedosi di nifedipina minori rispetto ai pazienti piu' giovani. Poiche'la nifedipina e' quasi completamente metabolizzata nella parete intestinale e nel fegato, nei pazienti con funzionalita' epatica compromessapuo' rendersi necessario un accurato controllo della situazione pressoria e, nei casi gravi, una riduzione del dosaggio. Poiche' la nifedipina viene eliminata in forma non modificata farmaco dal rene in piccola percentuale cinetici rispetto alla dose somministrata (0,1%), non e'necessario un adattamento della dose in pazienti con compromissione della funzionalita' renale.
CONSERVAZIONE
Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.
AVVERTENZE
Si raccomanda prudenza in caso di marcata ipotensione (pressione sistolica inferiore a 90 mmHg), nei casi di manifesta insufficienza cardiaca ed in quelli di marcata stenosi aortica. Non sono disponibili dati di sicurezza e di efficacia provenienti da studi ben controllati nelledonne in gravidanza. Gli studi nell'animale hanno mostrato una varieta' di effetti tossici a carico dell'embrione, della placenta e del fetoquando la nifedipina sia stata somministrata durante e dopo il periodo dell'organogenesi. L'evidenza clinica attualmente disponibile non hapermesso di identificare uno specifico rischio prenatale. Questo, nonostante che sia stato segnalato un aumento dei casi di asfissia perinatale, parto cesareo, prematurita' e ritardo di crescita intrauterina.Non e' chiaro se questi riscontri siano dovuti all'ipertensione stessa, al suo trattamento o ad uno specifico effetto del farmaco. Le informazioni disponibili non consentono di escludere la possibilita' di effetti indesiderati sul nascituro e sul neonato. Pertanto, l'impiego in gravidanza dopo la ventesima settimana richiede una valutazione molto accurata del rapporto rischio/beneficio e dovrebbe essere preso in considerazione solo qualora tutte le altre opzioni terapeutiche non sianoindicate o si siano rivelate inefficaci. E' necessario un attento controllo della pressione arteriosa anche quando si somministri nifedipinain associazione a solfato di magnesio per via endovenosa, per la possibilita' di un'eccessiva caduta pressoria, che potrebbe nuocere sia alla madre che al feto. Nei pazienti con funzionalita' epatica compromessa puo' rendersi necessario un accurato controllo e, nei casi gravi, una riduzione del dosaggio. La comparsa di edema periferico in pazientiaffetti da insufficienza cardiaca congestizia rende necessaria la differenziazione degli edemi dovuti alla nifedipina da quelli conseguentiad un peggioramento della funzionalita' ventricolare sinistra. Durante il trattamento di pazienti diabetici o a rischio diabetico, la glicemia deve essere accuratamente controllata; se compare iperglicemia laterapia deve essere sospesa. La nifedipina viene metabolizzata tramiteil sistema del citocromo P450 3A4. Tutti i farmaci che inibiscano o inducano questo sistema enzimatico possono quindi modificare l'effettodi primo passaggio o la clearance della nifedipina. Farmaci inibitoridel sistema del citocromo P450 3A4, che quindi possono dare luogo ad un incremento nelle concentrazioni di nifedipina, sono ad esempio: antibiotici macrolidi; inibitori delle proteasi anti-HIV; antimicotici azolici; gli antidepressivi nefazodone e fluoxetina; quinupristin/dalfopristin; acido valproico; cimetidina. In caso di somministrazione contemporanea di questi farmaci, la pressione arteriosa deve essere monitorata e, se necessario, deve essere considerata una riduzione della dosedi nifedipina. Il farmaco contiene lattosio.
INTERAZIONI
Effetti di altri farmaci sulla nifedipina. Rifampicina: per il suo spiccato effetto d'induzione enzimatica sul sistema del citocromo P450 3A4 riduce sensibilmente la biodisponibilita' e l'efficacia della nifedipina, pertanto l'associazione e' controindicata. Diltiazem: diminuiscela clearance della nifedipina, per cui si consiglia cautela nell'associazione, considerando, eventualmente, la riduzione del dosaggio di nifedipina. In caso di somministrazione contemporanea dei seguenti farmaci la pressione arteriosa deve essere monitorata e, se necessario, deve essere considerata una riduzione della dose di nifedipina. Antibiotici macrolidi: non e' stato condotto nessuno studio specifico sull'interazione con nifedipina. Non si puo' escludere un potenziale incrementodelle concentrazioni plasmatiche di nifedipina. L'azitromicina, sebbene strutturalmente correlata alla classe degli antibiotici macrolidi,e' priva di attivita' inibente il CYP 3A4. Inibitori delle proteasi anti-HIV: non e' ancora stato condotto uno studio clinico. Amprenavir, indinavir, nelfinavir, ritonavir, saquinavir inibiscono in vitro il metabolismo della nifedipina. Non puo' essere escluso un sostanziale incremento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina dovuto ad un ridotto metabolismo di primo passaggio ed a ridotta eliminazione. Antimicotici azolici: uno studio specifico sulla possibile interazione tra nifedipina e ketoconazolo, itraconazolo, fluconazolo (che inibiscono ilsistema del citocromo P450 3A4) non e' stato ancora eseguito. Non si puo' escludere un sostanziale incremento della biodisponibilita' dellanifedipina legato ad un ridotto metabolismo di primo passaggio. Fluoxetina: non e' ancora stato condotto uno studio clinico. E' stato dimostrato che la fluoxetina inibisce in vitro il metabolismo della nifedipina mediato dal citocromo P450 3A4, percio' non ne puo' essere esclusoun aumento delle concentrazioni plasmatiche. Nefazodone: uno studio clinico sulla possibile interazione con nifedipina non e' stato ancora eseguito. Non si puo' escludere un incremento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina. Quinupristin/dalfopristin: la simultanea somministrazione con nifedipina puo' determinare elevazione delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina. Acido valproico: non sono mai stati condotti degli studi formali. Tuttavia, dato che quest'ultimo si e' dimostrato in grado di aumentare le concentrazioni plasmatiche della nimodipina, un calcio-antagonista strutturalmente simile, attraverso inibizione enzimatica, non si puo' escludere un aumento delle concentrazioniplasmatiche anche per la nifedipina. Cimetidina: eleva i livelli plasmatici di nifedipina e puo' potenziarne l'effetto antiipertensivo. Altri studi. Cisapride: la simultanea somministrazione con nifedipina puo' aumentarne le concentrazioni plasmatiche. Antiepilettici induttori del sistema del citocromo P450 3A4: la contemporanea somministrazione di fenitoina e nifedipina determina una riduzione della biodisponibilita' e quindi dell'efficacia della nifedipina. Qualora i due farmaci vengano somministrati contemporaneamente, la risposta clinica alla nifedipina dovrebbe essere controllata e, se necessario, la sua dose aumentata. Analogamente qualora il dosaggio della nifedipina venga incrementato durante la somministrazione contemporanea dei due farmaci, andra' considerata una riduzione nella dose di nifedipina quando venga interrotto il trattamento con la fenitoina. Non sono mai stati condotti deglistudi formali tesi a valutare la potenziale interazione tra nifedipina e carbamazepina o fenobarbitale. Tuttavia, dato che questi ultimi si sono dimostrati in grado di ridurre le concentrazioni plasmatiche della nimodipina, un calcio- antagonista strutturalmente simile, attraverso un processo d'induzione enzimatica, non si puo' escludere una riduzione delle concentrazioni plasmatiche, e quindi dell'efficacia, ancheper la nifedipina. Effetti della nifedipina su altri farmaci. Antiipertensivi: la nifedipina puo' accentuarne l'effetto ipotensivo. Qualorasi associ a beta-bloccanti il paziente dovrebbe essere attentamente sorvegliato poiche' si puo' anche verificare un peggioramento dell'insufficienza cardiaca. Digossina: la co-somministrazione con nifedipina puo' condurre ad un aumento dei livelli plasmatici di digossina, legatoad una riduzione della sua clearance. Il paziente dovrebbe essere controllato per rilevare l'eventuale comparsa di sintomi di sovradosaggiodi digossina e, se necessario, per aggiustarne il dosaggio sulla basedei suoi livelli plasmatici. Chinidina: in singoli casi durante la co-somministrazione con nifedipina sono stati osservati livelli ridottidi chinidina oppure, dopo sospensione della nifedipina, un netto aumento dei livelli plasmatici di chinidina. Percio' si raccomanda di mantenere controllata la concentrazione plasmatica di chinidina e, se necessario, di aggiustarne il dosaggio. La pressione arteriosa va attentamente controllata qualora la chinidina venga ad essere associata ad unapreesistente terapia con nifedipina: se necessario, il dosaggio dellanifedipina va ridotto. Tacrolimus: viene metabolizzato attraverso il sistema del citocromo P450 3A4. Dati di recente pubblicazione indicanocome, in singoli casi, il dosaggio del tacrolimus possa essere ridottoquando esso sia somministrato contemporaneamente a nifedipina. Devonoessere controllate le concentrazioni plasmatiche di tacrolimus considerando, se necessario, la riduzione del dosaggio di quest'ultimo. Interazioni con alimenti. Succo di pompelmo: inibisce il sistema del citocromo P450 3A4. L'assunzione contemporanea con nifedipina produce un aumento delle sue concentrazioni plasmatiche e ne prolunga l'azione a causa di un ridotto metabolismo di primo passaggio o di una diminuzionedella clearance. Di conseguenza l'effetto antiipertensivo puo' risultare aumentato. In caso di consumo regolare di succo di pompelmo, questoeffetto puo' durare fino a oltre 3 giorni dall'ultima assunzione, epertanto, dev'essere evitato durante il trattamento. Interazioni che sono state escluse. Non sono stati dimostrati effetti sulla farmacocinetica della nifedipina quando somministrata contemporaneamente a: acidoacetilsalicilico, benazepril, doxazosin, orlistat, pantoprazolo, ranitidina, talinololo e triamterene idroclorotiazide. Non sono stati dimostrati effetti clinicamente rilevanti sulla farmacocinetica della nifedipina quando somministrata insieme ad omeprazolo o rosiglitazone. Ajmalina, debrisochina, candesartan, cilexetil, irbesartan: la co- somministrazione con nifedipina non ha effetto sul metabolismo di questi farmaci. Interazioni di altro genere: in presenza di nifedipina, la valutazione dei valori urinari dell'acido vanil -mandelico puo' evidenziarefalsi incrementi dell'acido stesso.
EFFETTI INDESIDERATI
Patologie del sistema emolinfopoietico. Non nota: agranulocitosi, leucopenia. Disturbi del sistema immunitario. Non comune: reazione allergica, edema allergico/angioedema (incluso edema laringeo, potenzialmentepericoloso per la vita); raro: prurito, orticaria, eruzione cutanea;non nota: reazione anafilattica/anafilattoide. Disturbi psichiatrici.Non comune: reazioni ansiose, disturbi del sonno. Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Non nota: iperglicemia. Patologie del sistemanervoso. Comune: cefalea; non comune: vertigine, emicrania, capogiro,tremore; non nota: sonnolenza. Patologie dell'occhio. Non comune: disturbi visivi; non nota: dolore oculare. Patologie cardiache. Non comune: tachicardia, palpitazioni; non nota: dolore toracico (angina pectoris). Patologie vascolari. Comune: edema, vasodilatazione; non comune:ipotensione, sincope. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche. Non comune: epistassi, congestione nasale; non nota: dispnea. Patologie gastrointestinali. Comune: costipazione; non comune: dolore gastrointestinale e addominale, nausea, dispepsia, flatulenza, secchezza delle fauci; raro: iperplasia gengivale; non nota: vomito, insufficienzadello sfintere gastroesofageo. Patologie epatobiliari. Non comune: incremento transitorio degli enzimi epatici; non nota: ittero. Patologiedella cute e del tessuto sottocutaneo. Non comune: eritema; non nota:necrolisi epidermica tossica, reazione fotoallergica, porpora palpabile. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo.Non comune: crampi muscolari, gonfiore articolare; non nota: artralgie, mialgia. Patologie renali e urinarie. Non comune: poliuria, disuria. Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella. Non comune: disfunzione erettile. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione. Comune: sensazione di malessere; non comune:dolore aspecifico, brividi. Nei pazienti in dialisi con ipertensione maligna ed ipovolemia si puo' verificare, a seguito della vasodilatazione, una marcata caduta della pressione arteriosa.
GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO
Il farmaco e' controindicato nelle prime 20 settimane di gravidanza. Non esistono studi adeguati e ben controllati nelle donne in gravidanza. La nifedipina si e' dimostrata in grado di provocare effetti teratogeni nel ratto, nel topo e nel coniglio, quali anomalie digitali, malformazioni delle estremita', palatoschisi, schisi sternale, malformazioni costali. Le anomalie digitali e le malformazioni delle estremita' sono, verosimilmente, il risultato della compromissione del flusso ematico uterino, ma sono state osservate anche in animali trattati con nifedipina solo dopo il periodo dell'organogenesi. La somministrazione delprincipio attivo ha comportato una varieta' di effetti tossici a carico dell'embrione, della placenta e del feto come scarso sviluppo fetale (ratto, topo, coniglio), ridotte dimensioni placentari ed ipotrofiadei villi coriali (scimmia), morte degli embrioni e dei feti (ratto, topo, coniglio) e prolungamento della gestazione/ridotta sopravvivenzaneonatale (ratto; non valutati in altre specie). Tutti i dosaggi associati ad effetti teratogeni, embriotossici e fetotossici erano tossiciper l'organismo materno e, comunque, risultavano di molte volte superiori alla posologia massima indicata per l'impiego umano. Il farmaco passa nel latte materno. Poiche' non esistono dati sui possibili effettisul neonato, qualora dovesse rendersi necessario un trattamento con nifedipina durante questo periodo, l'allattamento dovrebbe essere interrotto. In singoli casi di fecondazione in vitro i calcio-antagonisti come la nifedipina sono stati associati ad alterazioni biochimiche reversibili in corrispondenza della parte apicale dello spermatozoo, con possibile alterazione funzionale dello sperma. Nei casi di ripetuto insuccesso della fecondazione in vitro , non riconducibili ad altri motivi, i calcio-antagonisti come la nifedipina dovrebbero essere considerati come possibile causa.


